Diciassette artisti e un hula hoop per far girare la solidarietà.
- Michela Sellitto

- 17 dic 2015
- Tempo di lettura: 2 min
Ecco “HHSharing”, mostra e riffa benefica per la Comunità napoletana di Sant’Egidio.

Il gioco si presta all’arte per diventare riffa benefica. Questo è HHSharing progetto che vede protagonisti 17 artisti italiani di diverse generazioni messi a confronto per la rilettura artistica di 17 hula hoop in legno di quasi sessant’anni. L’evento, realizzato sotto il Matronato della Fondazione Dannaregina per le arti contemporanee, comprende una lotteria benefica che prevede la messa in palio delle opere realizzate, il cui ricavato sarà poi devoluto alla Comunità di Sant’Egidio a Napoli. Il sorteggio dei numeri vincenti si terrà martedì, 5 gennaio 2016, alle ore 19, presso il ristorante La Stanza del Gusto.
L’idea è nata dalla mente giocosa di Mario Avallone che, dopo aver ritrovato una piccola raccolta di questi oggetti d’epoca, ha lanciato la sfida e, con la collaborazione di Marianna Agliottone, sono state coinvolte alcune delle personalità più interessanti dell’attuale scena artistica contemporanea. Eugenio Tibaldi, Afterall, Mariangela Levita, Gabriele Di Matteo, Lino Fiorito, Rosy Rox, Marisa Albanese, Christian Leperino, Vincenzo Rusciano, Eugenio Giliberti, Camillo Ripaldi, Lamberto Lambertini, Roxy in the Box, Antonio Biasiucci, Lamberto Teotino, Paolo Puddu, Raffaela Mariniello hanno accettato, con evidente divertimento, l’invito alla partecipazione, lasciando una traccia ben definita del loro passaggio. Il risultato non è stato un percorso espositivo ma una piccola caccia al tesoro: entrando nella Stanza del Gusto, nel centro storico di Napoli, viene fornita una pianta dove è indicata la posizione delle opere, inglobate all’interno dell’allestimento del ristorante e nel deposito Kuoko Mercante, a pochi metri di distanza. La ricerca diventa una simpatica scoperta delle opere, davanti alle quali ci si ferma sempre con una sincera curiosità: c’è chi ha visto l’era dell’hula hoop esaurita e lo ha cremato presentando un piccolo altare votivo, come Eugenio Tibaldi, chi lo ha tagliato a pezzettini e rinchiuso in una bottiglia, come Gabriele Di Matteo, chi ha ripercorso la sua storia riscoprendo l’antico gioco britannico Uccidi il Cerchio, come ha fatto Lamberto Teotino, chi si è concentrato sulla forma proponendo, invece, l’antica quadratura del cerchio, rappresentazione del rapporto tra Cielo e Terra o tra spirito e materia, come nell’opera presentata da Vincenzo Rusciano, chi ha lasciato il suo segno distintivo che lascia poco spazio alle parole. (Michela Sellitto)
Pubblicato il 17/12/2015 su Exibart



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