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L’energia del corpo in movimento e delle parole in libertà. Al MADRE va in scena lo spettacolo delle

  • Immagine del redattore: Michela Sellitto
    Michela Sellitto
  • 26 feb 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

La Sala delle Colonne del MADRE diventa scena teatrale per “Gran serata futurista”, monologo scritto nel 2013 da Massimiliano Finazzer Flory su testi di Filippo Tommaso Marinetti e Giovanni Papini e, adesso, rappresentato nell’ambito di una particolarissima tournée all’interno di sedi museali, tra cui il MART e il MAXXI. 

«Il momento storico è un dovere culturale da approfondire», ricorda Pierpaolo Forte, Presidente della Fondazione Donnaregina, durante la presentazione dello spettacolo che propone un’indagine sull’identità del tempo, tra arte visiva e scena, in cui la volontà di frattura e di cambiamento è espressa con quei toni esasperati propri dei manifesti dell’Avanguardia ma attuali nella società contemporanea, concentrata sulla velocità e sul movimento.

Per circa un’ora Flory cattura la platea con il suo racconto del sogno di un’isola dove vige lo smarrimento nell’assoluto e la sovranità della fantasia. L’uomo in frac, che si rivolge al pubblico con coscienza e fierezza, si dichiara futurista. Invita a uscire dal guscio della saggezza per darsi in pasto all’ignoto, a una libertà totale, libera da schemi e sintassi, dove l’immaginazione è senza fili, primitiva, pronta a una nuova sensibilità. Chiede, quasi come un rimprovero, «perché questa continua fascinazione del passato da cui ne usciremo necessariamente calpesti?». Il Futurismo è il rifiuto di tutto questo, della storia e di ciò che precede, negazione non solo di stili, forme e tecniche tradizionali ma anche, e soprattutto, di contenuti: il movimento tenderà esclusivamente alla modernità, verso ciò che è nuovo e presente.

Le immagini delle opere di Fortunato Depero, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, proiettate sul soffitto della sala, si alternano sulle musiche di Igor Stravinsky, Alfredo Casella e Ryuichi Sakamoto. Ad accompagnare l’autore sono le coreografie di danza contemporanea di Michela Lucenti che, con la sua tensione corporea, cerca di esprimere l’ideale futurista di energia, velocità e molteplicità. «Nella carne dell’Uomo dormono delle armi», recita Flory, parafrasando L’Uomo Moltiplicato ed il Regno della Macchina, testo di Marinetti del 1910 e, oggi, quanto mai profetico.  (Michela Sellitto)


Pubblicato il 26/02/2016 su Exibart

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